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	<title>Farsi leggere</title>
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	<description>Scrittura &#38; (s)comunicazione</description>
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		<title>L&#8217;ultimo uomo (e la prima donna)</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 08:15:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[cose e parole]]></category>
		<category><![CDATA[2012]]></category>
		<category><![CDATA[apocalisse]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.farsileggere.com/2009/10/lultimo-uomo-e-la-prima-donna/><img src=http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/10/The-purple-cloud-188x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Visto che secondo le mode correnti l'apocalisse è fissata per il 2012, potrebbe far bene leggere La nube purpurea di Matthew P. Shiel: non si sa mai che a qualcuno capiti la stessa sorte del protagonista, unico sopravvissuto alla distruzione del genere umano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1132" title="The purple cloud" src="http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/10/The-purple-cloud-188x300.jpg" alt="The purple cloud" width="188" height="300" />Visto che secondo le mode correnti l&#8217;apocalisse è fissata per il 2012, potrebbe far bene leggere <em>La nube purpurea </em>di Matthew P. Shiel: non si sa mai che a qualcuno capiti la stessa sorte del protagonista.</p>
<p>L&#8217;autore è un bel tipo: di padre irlandese ma nato nei caraibi, Shiel fu nominato re dell&#8217;isola di Monsterrat al compiere dei sedici anni, titolo che manterrà anche dopo l&#8217;arrivo dei britannici. Nel 1900 con <em>La nube purpurea</em> raccontò<strong> la fine del genere umano</strong>, ma non per l&#8217;impatto di un asteroide, come vorrebbero i Maya, bensì per una letale nube di cianogeno che le viscere della terra eruttano.<strong> </strong></p>
<p><strong>Tutti gli uomini tranne uno</strong> <strong>muoiono</strong>. E quell&#8217;unico uomo, Adam Jeffson è un predestinato, non lo si può negare: è stato il primo uomo a posare piede al Polo Nord, ultimo superstite della spedizione a bordo del Boreal, nonché<strong> erede universale del genere umano</strong>. Per una quanto mai sospetta fatalità, Adam sopravvive alla catastrofe, con tutto ciò che l&#8217;uomo ha lasciato &#8211; città, palazzi, navi, auto, cibo &#8211; sulla faccia della Terra. Un naufrago come tanti, non fosse che il teatro del naufragio non è l&#8217;isola deserta, ma il pianeta intero nettato della vita animale.</p>
<p>La <em>Nube purpurea </em>racconta <strong>la disperazione, la follia, ma anche l&#8217;ostinata determinazione dell&#8217;ultimo uomo</strong>. Racconta di imprese e viaggi straordinari attorno al globo, dell&#8217;estatsi naturale che la civilizzazione ha offuscato, della definitiva distruzione di Londra, Parigi, Pechino, Nagasaky e Costantinopoli. Nel frattempo, due potenze, da dietro le quinte, si contendono le sorti della Terra.</p>
<p>Ma <em><span style="text-decoration: underline;">La</span></em> <em>nube purpurea </em>è anche e soprattutto una storia d&#8217;amore extra-ordinaria, che descrive tutto lo spettro dell&#8217;attrazione e della repulsione tra uomo e donna, con tutto ciò che la Terra intera può chiedere loro, viste le circostanze. Ma come, Adam Jeffson non era l&#8217;ultimo? Certo, ma <strong>l&#8217;ultimo uomo non esclude l&#8217;ultima donna</strong>. E se c&#8217;è anche un&#8217;ultima donna, l&#8217;uomo e la donna non sono più ultimi ma, potenzialmente, il primo uomo e la prima donna. Anche se, a differenza del primo Adamo, Jeffson conserva ancora una non lusinghiera memoria del <em>formicaio</em> <em>umano</em>, e la passione dovrà perforare vent&#8217;anni di unicità sovrana, facendogli alla lettera tremare la terra sotto i piedi e crollare il cielo addosso.</p>
<p>Un romanzo totale, monomaniaco, che insegue e sviluppa come il leviatano di Melville una sola, unica e universale idea.<br />
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small></p>
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		<title>Mike Bongiorno non esiste</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 17:13:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[michael jackson]]></category>
		<category><![CDATA[mike bongiorno]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.farsileggere.com/2009/09/mortacci-e-coccodrilli-mike-bongiorno-non-esiste/><img src=http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/09/San-Mike-Bongiorno-240x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Non sono le lacrime e i ricordi di chi l'ha conosciuto direttamente, in carne ed ossa, a irritare. Non è l'uomo in questione, inconoscibile anche a sé stesso, è il simulacro qui sotto accusa. Mike Bongiorno padre della patria, italianizzatore dove tutti avevano fallito, eroe per caso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1107" title="San Mike Bongiorno" src="http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/09/San-Mike-Bongiorno-240x300.jpg" alt="San Mike Bongiorno" width="240" height="300" />Per la morte di quell&#8217;altra cariatide mi sono astenuto dal reagire. Il tumulo dello zombie sventurato di Michael Jackson, che dal 1983 non riuscì più a scollarsi il make up di <em>Thriller</em>, meritava tutta l&#8217;umana compassione di un distratto: &#8220;O cazzo, ma era ancora vivo?&#8221;. Questa nuova ondata di piagnistei coatti e di <em>ciao Mike</em>, invece no.</p>
<p>Non sono le lacrime e i ricordi di chi l&#8217;ha conosciuto direttamente, in carne ed ossa, a irritare. <strong>Non è l&#8217;uomo in questione, inconoscibile anche a sé stesso, non è il mimo dentro il pupazzo, è il simulacro qui sotto accusa</strong>. L&#8217;altra sera alla radio ascoltatori commossi raccontavano i loro incontri d&#8217;infanzia con <em>il fu </em>Mike Bongiorno. Uno al di qua, l&#8217;altro al di là dello schermo. Ebbene, vorrei, ma non posso, dedicare la chiusa di una lancinante poesia che Milo De Angelis, pochi anni fa, dedicò alla morte della moglie: &#8220;Eppure io ero con te / ma tu non eri con me&#8221;. No, non è possibile spremere una goccia di poesia per cauterizzare perdite immaginarie. <strong>Perché l&#8217;immagine è già morta</strong>.</p>
<p>Vengono poi i necrologi redazionali, i coccodrilli che dormivano sonni millenari nei cassetti, l&#8217;iperbolica melassa adulatoria che farebbe mordere di rabbia lo zinco della bara al diretto interessato, se solo potesse reagire. Così come, nella cattiva coscienza collettiva, non si può far osservare un difetto di carattere a un paraplegico, a maggior ragione <strong>il morto è da blandire</strong>, perché fa paura, per scongiurare la possibilità che qualcuno, quando anche noi non potremo più ribattere, possa rivangare qualcosa di poco piacevole.</p>
<p>Quando morì George Harrison, qualcuno, beffardo ma sinceramente convinto, disse che era la vera anima dei Beatles. Con Mike Bongiorno la beffa inizia già in vita, quando accetta di diventare ciò che è: <strong>la parodia di sé stesso, della propria mediocrità</strong>, come ebbe a notare la pur spocchiosa disamina di Umberto Eco. Quando le <em>gaffe </em>diventano <em>pianificate</em> a posteriori, allora il personaggio diventa monumento nel Walhalla dei grandi comunicatori e qualsiasi rutto diventa leggenda.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1108" title="Rischiatutto" src="http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/09/Rischiatutto-300x234.jpg" alt="Rischiatutto" width="300" height="234" />Ma la più grossa beffa che Mike Bongiorno subisce senza mostrare di intenderla non è la caricatura fiorellesca, che porta a galla i sottintesi vessatori e i complessi di superiorità inconsci nei confronti dei  concorrenti. La più grande presa per i glutei è il riconoscimento dell&#8217;Accademia della Crusca: <strong>Mike Bongiorno padre della patria, piallatore del caos dialettofono con la fine cartavetra della lingua nazionale </strong>(che poi i più abbiano avuto, in cambio della proprietà di un dialetto, IRREVERSIBILMENTE una lingua in subaffitto, passi in silenzio; è ora di finirla &#8211; sia detto per inciso &#8211; con questa istruzione obbligatoria, demoliamo le scuole, abbattiamo i ripetitori, se questo è il risultato, cessiamo perdio il genocidio della Santissima Ignoranza).</p>
<p>Eroe per caso, senza sapere come, <strong>il fu Mike Bongiorno riuscì come sarebbe riuscito chiunque altro al suo posto</strong>. In una carrellata involuzionistica, dal sapiens al pitecantropo, secoli di elucubrazioni dotte e letterarie hanno forgiato una lingua capace di esaltare prosciutti ed esprimere concetti come &#8220;Signora, lei mi cade sull&#8217;uccello&#8221;. Un grande comunicatore? Mike Bongiorno non esiste.</p>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small></p>
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		<title>I numeri non parlano da soli</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Aug 2009 07:29:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argomentare]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.farsileggere.com/2009/08/i-numeri-non-parlano-da-soli/><img src=http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/08/88-butterflu-300x225.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>
&#8220;I numeri non si possono amare&#8221; recitava Manlio Sgalambro nei Campi magnetici di Franco Battiato. Sarà  per questo che i numeri vengono ogni giorno sbattuti sulle prime pagine senza un filo di amore: statistiche alla mano, indici di gradimento, dati inoppugnabili (e sempre contrastanti), Prodotti Interni Lordi, previsioni di crescita.
Oppure, ipotesi più probabile, i numeri, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1085" style="border: 0pt none;" title="88 butterfly" src="http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/08/88-butterflu-300x225.jpg" alt="88 butterfly" width="270" height="203" /></p>
<p><strong>&#8220;I numeri non si possono amare&#8221;</strong> recitava Manlio Sgalambro nei<em> Campi magnetici </em>di Franco Battiato. Sarà  per questo che i numeri vengono ogni giorno sbattuti sulle prime pagine senza un filo di amore: statistiche alla mano, indici di gradimento, dati inoppugnabili (e sempre contrastanti), Prodotti Interni Lordi, previsioni di crescita.</p>
<p>Oppure, ipotesi più probabile, i numeri, nella loro fredda indifferenza, si dimostrano gli strumenti più adatti per la nostra quotidiana tortura, nell&#8217;eterno tira-e-molla delle opinioni, dove i risultati dei sondaggi servono a inventare consensi dimostrando che esistono già.</p>
<p>Strani numeri, quelli della statistica, scienza del probabile bevuta come oracolo, strano questo assolutizzare il relativo, <strong>strani tutti i numeri che si usano a scopi persuasivi postulando falsamente che i numeri parlano da soli</strong>. Come si fa a montare il panico per una pandemia, una, a caso, magari la suina o influenza &#8220;A&#8221;(H1N1)? Basta mostrare nel titolo il numero complessivo dei morti: sull&#8217;intero globo, il tristo mietitore trova sempre erba da falciare. Che questo numero raggiunga appena la metà dei morti dei una comune influenza stagionale, lo si lasci pure al fondo, o alle pagine interne.</p>
<p><strong>Ma anche svelare il trucco è manipolazione di numeri</strong>, persuasione dell&#8217;opposta tesi e quindi sostanza dello stesso inganno che solo in apparenza è questione di cifre. Trucchi da venditori, mica scienziati.</p>
<p><strong>I numeri non dicono proprio nulla, la loro oggettiva geometria è muta</strong>. Per ascoltare la loro voce silenziosa occorre imparzialità e disinteresse, due doti ricorrenti come l&#8217;assenza di forfora. Perché quando i numeri vengono utilizzati come argomento per sostenere una tesi, sono pupazzi mossi da ventriloqui, siamo di nuovo nel <em>verosimile</em>, nella parzialità, non sono loro a parlare, ma noi.<br />
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		<title>Febbre maiala</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 07:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[cose e parole]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href=http://www.farsileggere.com/2009/07/febbre-maiala/><img src=http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/07/suino_giovane-195x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Cosa si deve pensare quando si legge in prima pagina che &#8220;Cherie Blair ha la suina&#8221;, oppure che &#8220;mamma ho preso la suina&#8221;? A quando le previsioni di quanti italiani finiranno &#8220;a letto&#8221; con questa nuova specialità virale, così come lo erano stati con la spagnola, l&#8217;australiana, la cinese?
Proprio quando sembrava aver prevalso l&#8217;asettica denominazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1060" title="suino_giovane" src="http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/07/suino_giovane-195x300.jpg" alt="suino_giovane" width="195" height="300" />Cosa si deve pensare quando si legge in prima pagina che &#8220;Cherie Blair ha la suina&#8221;, oppure che &#8220;mamma ho preso la suina&#8221;? A quando le previsioni di quanti italiani finiranno &#8220;a letto&#8221; con questa nuova specialità virale, così come lo erano stati con la spagnola, l&#8217;australiana, la cinese?</p>
<p>Proprio quando sembrava aver prevalso l&#8217;asettica denominazione di <em>influenza A</em>, ecco che sulle prima pagine torna ad essere <em>suina</em>, e c&#8217;è davvero da stupirsi, vista la passione per i sinonimi e la particolare pericolosità del ceppo, che non sia anche <em>porca, maiala, troia</em>. Mi si perdoni il linguaggio e chiedo scusa se questo articolo offenderà forse qualche malato, tuttavia<strong> l&#8217;ironia sta nella grande incoscienza collettiva giornalistica</strong>, che all&#8217;aspetto virale aggiunge, di suo, anche un che di morboso.</p>
<p>Ma in fondo,<strong> la denominazione suina è solo la (involontaria?) valvola di sfogo</strong> di una lingua sempre più repressa e sterilizzata, dove le parole che ancora possiedono una coloritura vengono scartate come mele marce per timore di offendere il pudore non solo delle persone, ma delle cose stesse.</p>
<p>Forse in una lingua dove si è abbattuta la barriera dell&#8217;eufemismo coniando aborti come<em> diversamente abile </em>e<em> paramedico </em>(ovvero: per non offenderti ti dico quello che non sei)<em>, </em>dove imperano gli astrattismi fantasmatici della <em>portabilità, </em>dell&#8217;<em>accessibilità, </em>della<em> mobilità </em>senza che nessuno si muova&#8230; forse qualche grugnito in prima pagina ha il suo motivo di farci tirare, oltre a qualche starnuto sospetto, anche un sospiro di sollievo.</p>
<p>PS: e smettiamola di allevare i maiali, i polli, i conigli, i ravanelli e i giornalisti in batterie senza nemmeno lo spazio per soffiarsi il naso.<br />
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		<title>Soggetti disumani</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 10:27:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[antilingua]]></category>
		<category><![CDATA[burocratese]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.farsileggere.com/2009/07/soggetti-disumani/><img src=http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/07/magritte-249x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>A metà degli anni sessanta, Calvino affermava che &#8220;chi non sa dire ho «fatto», ma deve dire «ho effettuato»&#8221; uccide la lingua. Passati più di quarant&#8217;anni, è evidente che non sappiamo nemmeno più dire &#8220;ho effettuato&#8221; ma &#8220;è stato effettuato&#8221;. 
Oltre alla paura di nominare le cose, usando perifrasi e termini desueti, l&#8217;antilingua a cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1022" title="magritte" src="http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/07/magritte-249x300.jpg" alt="magritte" width="224" height="270" />A metà degli anni sessanta, Calvino affermava che &#8220;chi <span style="font-weight: normal;">non sa dire ho «fatto», ma deve dire «ho effettuato»&#8221; uccide la lingua. Passati più di quarant&#8217;anni, è evidente che non sappiamo nemmeno più dire &#8220;ho effettuato&#8221; ma &#8220;è stato effettuato&#8221;. </span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Oltre alla paura di nominare le cose, usando perifrasi e termini desueti, l&#8217;<em>antilingua</em> a cui siamo assuefatti tradisce un&#8217;altra paura, ancora più paranoica: <strong>la paura delle persone, che, se non spariscono, vengono esautorate, senza il potere di fare qualcosa, senza responsabilità</strong>. </span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Osservate questo estratto dal <a href="https://servizi.aci.it/Bollonet/" target="_blank">sito ACI</a>: <strong>chi sono i soggetti?</strong> La sospensione &#8220;è stata disposta&#8221;, i versamenti sono &#8220;da effettuarsi&#8221; e le sanzioni &#8220;non sono dovute&#8221;. Le uniche anime vive, i residenti nella provincia dell&#8217;Aquila, sono relegati in un misero complemento:<br />
</span></p>
<blockquote><p>Si informa che con DM 9/4/2009 è stata disposta la sospensione dei versamenti da effettuarsi dal 6 aprile al 30 novembre 2009 per i residenti nella provincia dell&#8217;Aquila alla data del 6 aprile 2009. In caso di pagamento tardivo del bollo per periodicità decorrenti in questo arco temporale, non sono dovute sanzioni ed interessi. Gli importi spontaneamente versati non sono rimborsabili.</p></blockquote>
<p><span style="font-weight: normal;">Ho citato un esempio che non è un articolo di legge, ma la spiegazione di una legge, e per questo dovrebbe scrollarsi di dosso. Il burocratese non faccia scappare il solito risolino amaro, perché nessuno è esente: <strong>questo gergo cola nelle nostre orecchie e scivola sulla punta della nostra lingua al momento (meno) opportuno</strong>. All&#8217;atto pratico di scrivere chiunque sarà pronto a giurare che così è più ufficiale, più chiaro, addirittura <em>più bello</em>. </span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Il fatto che così siano scritte le nostre norme ci induce erroneamente a ritenere che questo stile metta al riparo da fraintendimenti, ci fa sentire al sicuro. E invece questi sono i cavilli offerti agli azzeccagarbugli, i fili scoperti del cortocircuito. Chi deve pagare cosa?<br />
</span></p>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 142px; width: 1px; height: 1px;"><span style="font-weight: normal;">l&#8217;<em>antilingua</em> a cui siamo assuefatti tradisce un&#8217;altra paura, ancora più paranoica: <strong>la paura delle persone, che, se non spariscono, vengono esautorate, senza il potere di fare qualcosa, senza responsabilità</strong>. </span></div>
<hr /><small>Copyright &copy; 2008<br /> This feed is for personal, non-commercial use only. <br /> The use of this feed on other websites breaches copyright. If this content is not in your news reader, it makes the page you are viewing an infringement of the copyright. (Digital Fingerprint:<br /> )</small></p>
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		<title>La nona emanazione</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jul 2009 08:12:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Ghioni]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Nona Emanazione]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href=http://www.farsileggere.com/2009/07/la-nona-emanazione/><img src=http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/07/la-nona-emanazione-193x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>La Nona emanazione è qualcosa di più di un romanzo di fantascienza. È quello che si direbbe un caso, e non solo letterario. L'autore, Fabio Ghioni, è uno dei massimi esperti a livello mondiale di sicurezza ed è diventato personaggio pubblico in seguito allo scandalo delle intercettazioni Telecom.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/07/la-nona-emanazione.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-870" title="la-nona-emanazione" src="http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/07/la-nona-emanazione-193x300.jpg" alt="" width="174" height="270" /></a><em>La nona emanazione</em> è qualcosa di più di un romanzo di fantascienza. È quello che si direbbe <em>un caso</em>, e non solo letterario. L&#8217;autore, <a href="http://www.farsileggere.com">Fabio Ghioni</a>, è uno dei massimi esperti a livello mondiale di sicurezza, lavora per diversi organismi internazionali ed è diventato personaggio pubblico in seguito allo scandalo delle intercettazioni Telecom.</p>
<p><strong>Che in questo suo romanzo ci sia qualcosa di reale</strong>, è un dubbio legittimo e sicuramente indotto, di certo intrigante. Il limite all&#8217;invenzione serpeggia come un punto interrogativo, mentre l&#8217;autore stesso ha annunciato per l&#8217;autunno un sito in cui rivelerà quali sono i misteri veri (che per l&#8217;appunto rimarranno tali). Tutto questo farebbe pensare a un caso mediatico montato ad ad arte, non fosse che, una volta tanto, sotto la schiuma si nasconde della sostanza.</p>
<p>Pubblicato per la piccola casa editrice Adea a condizione che non subisse nessun processo di editing esterno,<em> La nona emanazione</em> va a fondo su temi ad alto rischio: rapporti segreti sulle testimonianze di vita aliena, futuristiche tecnologie non convenzionali che potrebbero essere già qui, l&#8217;esplorazione di mondi paralleli, la programmatica e interessata banalizzazione delle antiche conoscenze.</p>
<p><a href="http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/07/mondiparalleliciosservano.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-873" title="mondiparalleliciosservano" src="http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/07/mondiparalleliciosservano.jpg" alt="" width="199" height="194" /></a><strong>Tutto è esposto con dovizia di particolari e con uno spessore</strong> che marca una netta differenza con il voyeurismo esoterico alla Voyager, che titilla l&#8217;istinto per il mistero e si ferma sempre sulla soglia. Il fatto è che Ghioni non si ferma proprio, rapisce il lettore, su su fino alle più alte sfere.</p>
<p>Ma anche se tutto questo fosse soltanto parto di una fantasia molto fervida (ma poi, non è un romanzo?), certo rimane la <strong>macchina narrativa, perfetta e senza lacune</strong>, in cui il protagonista diventerà qualcosa di più che il granello di polvere tra gli ingranaggi, e una visione superiore della<strong> lotta tra ciò che chiamiamo &#8220;bene&#8221; e &#8220;male&#8221;</strong>, dove il &#8220;male&#8221; può essere distrutto solo a condizione che sia prima compreso e accolto in sé.</p>
<p>In questo senso la Nona emanazione va al di là anche dei <em>mondi artificiali</em>, ha il sapore delle antiche cosmogonie eretiche, del mito. In fondo cos&#8217;è una storia? Qualcosa che non potrebbe essere raccontata altrimenti.</p>
<p><a href="http://www.adeaedizioni.it/la_nona_emanazione.html">Il link al sito Adea</a>, dove è possibile leggere un capitolo.<br class="spacer_" /><br />
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		<title>Il copia e incolla uccide (gli adulti, non gli studenti)</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 09:07:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[a chi scrivi?]]></category>
		<category><![CDATA[copia incolla]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.farsileggere.com/2009/06/il-copia-e-incolla-uccide-gli-adulti-non-gli-studenti/><img src=http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/06/collage-300x225.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Mentre la rete pullula di suggerimenti su come copiare alla maturità, studenti e insegnanti, eterni fanciulli, provano il brivido infantile delle guardie e dei ladri.
Quando però lo studente viene iniziato alla maggiore età, scopre che nel mondo del lavoro il copia e incolla è pratica comune e fuori discussione: il direttore di Wired, ad esempio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/06/collage.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-849" title="collage" src="http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/06/collage-300x225.jpg" alt="" width="243" height="183" /></a>Mentre la rete pullula di suggerimenti su come copiare alla maturità, studenti e insegnanti, eterni fanciulli, provano il brivido infantile delle guardie e dei ladri.</p>
<p>Quando però lo studente viene iniziato alla maggiore età, scopre che<strong> nel mondo del lavoro il copia e incolla è pratica comune e fuori discussione</strong>: <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2009/06/direttore-wired-copia-wikipedia.shtml?uuid=f56c5a22-6158-11de-9575-32a4fea0782f&amp;DocRulesView=Libero">il direttore di Wired</a>, ad esempio, è stato appena beccato a copiare nientepopodimeno che da Wikipedia.</p>
<p><strong>Scrivere non è più scrivere, ma meccanica di automi</strong>: prelevo un pezzo qui e un pezzo là e lo copio nel mio testo, spesso senza nemmeno aver letto una riga di quello che riporto e sotto cui metterò la mia firma.</p>
<p>Naturalmente, ciò non significa che questa pratica paghi. Anzi, grazie all&#8217;automatismo del copia e incolla<strong> la soglia di attenzione si abbassa pericolosamente</strong> ed ecco non solo i refusi (peccati venali) ma soprattutto clamorose castronerie da incidente diplomatico.</p>
<p><a href="http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/06/copy-paste.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-851" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="copy-paste" src="http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/06/copy-paste-225x300.jpg" alt="" width="203" height="270" /></a><strong>Racconto una parabola, una storia realmente accaduta</strong>. Un&#8217;agenzia di stampa redige un comunicato che annuncia un premio nazionale alle migliori pubbliche amministrazioni. Decide di realizzare anche un comunicato per ogni regione premiata, per la stampa locale. Visto che siamo in una macelleria suina e non si butta via niente, i comunicati &#8220;locali&#8221; vengono fatti econ le frattaglie di quello nazionale.</p>
<p>Così, taglia-e-incolla taglia-e-incolla, il comunicato che annuncia nel titolo un premio al Molise, nel corpo del testo parla in realtà della città di Teramo, che tutti noi sappiamo essere in Abruzzo. Ora, si sa che i giornalisti sono i pontefici massimi del copia e incolla, e quindi i giornali locali riportano pari pari la notizia del premio a Teramo in Molise. Risultato: <strong>un errore nella fonte passa direttamente al testo finale senza che nessuno se ne accorga</strong>.</p>
<p>Ignoro le reazioni dei lettori del Molise, ma soprattutto ignoro <strong>perché si dovrebbe leggere un testo se nessuno dei suoi redattori ha avuto la buona voglia di farlo</strong>. Magari un Borges reincarnato in un futuro remoto ricostruirà la misteriosa geografia di una terra chiamata Italia, interrogandosi se Teramo fosse in Abruzzo o in Molise.</p>
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		<title>Privacy, ovvero: in separata sede</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jun 2009 14:24:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[cose e parole]]></category>
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		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href=http://www.farsileggere.com/2009/06/privacy-ovvero-in-separata-sede/><img src=http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/06/privacy-276x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Una foto in mutande su Facebook è più indelebile di un tatuaggio. Alcune cose da sapere sulla privacy e sui social network.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/06/privacy.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-837" title="privacy" src="http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/06/privacy-276x300.jpg" alt="" width="223" height="243" /></a>Il Garante della Privacy ha pubblicato un <a href="http://www.garanteprivacy.it/garante/document?ID=1617888">vademecum per l&#8217;utilizzo sicuro dei social network</a>, una lettura utile che consiglio a tutti. Una tra le tante cose che bisognerebbe sapere: <strong>i dati inseriti nel proprio profilo possono essere utilizzati e rielaborati</strong> dalle aziende che gestiscono il network senza limiti temporali e anche dopo che il profilo stesso è stato cancellato. Il che significa che una foto in mutande su Facebook è più indelebile di un tatuaggio, e le &#8220;cazzatine&#8221; di oggi potrebbero anche riemergere fra qualche anno, inaspettatamente&#8230;</p>
<p>A questo punto consiglierei la lettura di<a href="http://aclab.indivia.net/?id=facebook_ha_un_futuro_come_elemento_probatorio_nei_processi"> un interessante articolo</a> su come, in diversi paesi,<strong> i pubblici ministeri utilizzino già il materiale pubblicato su Facebook come elemento probatorio</strong> in cause di divorzio, frodi assicurative e anche per contestare la guida in stato di ebrezza. Chi si vanta pubblicamente della sbronza della sera prima è avvertito: raccontarlo agli amici è divertente, gridarlo ai quattro venti è davvero idiota.</p>
<p><a href="http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/06/privacy2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-838" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="privacy2" src="http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/06/privacy2-300x196.jpg" alt="" width="270" height="176" /></a>Ora, internet è tutt&#8217;altro che il grimaldello di libertà che molti si illudono (o vogliono farci credere) sia. E&#8217; vero anzi il contrario: <strong>ogni nostra &#8220;azione&#8221; in rete è rintracciabile e sfruttabile</strong>, nella migliore delle ipotesi a fini commerciali. Ciò che sorprende però è altro: ovvero, come <strong>sui social network si manifestino pubblicamente i fatti propri</strong>. Come lamentarsi allora se la politica è fatta spesso anche di panni coniugali ed extraconiugali sciacquati in pubblico?</p>
<p>Quando crollò il muro di Berlino e i viscidi servizi segreti della Stasi furono smantellati, si scoprì che quasi in ogni famiglia si celava una spia: coniuge, figlio, cognato, chiunque poteva essere delatore dei propri congiunti. Con Facebook la trovata è geniale: <strong>diamo un po&#8217; di pubblicità a un illustre sconosciuto, e quello canterà di sua spontanea volontà</strong>.</p>
<p>Attenzione allora quando si parla di privacy, perché spesso ne lamentiamo la mancanza, ma se ricordassimo ancora la traduzione italiana della parola forse ci ricorderemmo della sottile ambivalenza del concetto: <strong>riservatezza</strong>. Che non è soltanto l&#8217;assenza di occhi e orecchie indiscrete (su questo possiamo fare sempre di meno), ma anche la libertà di chi non ha bisogno di gridare ai quattro venti i fatti propri.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>La grammatica non conta</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 15:01:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[farsi capire]]></category>
		<category><![CDATA[grammatica]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.farsileggere.com/2009/06/la-grammatica-non-conta/><img src=http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/06/maledetto-199x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Non è che la grammatica non conti, però è l'ultimo requisito per saper scrivere, l'ultima lucidata di scarpe, il nodo alla cravatta, se volete. Posso dire con sempre più convinzione che se un testo è pessimo è perché l'autore non sapeva cosa voleva dire e come poteva dirlo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/06/maledetto.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-834" title="maledetto" src="http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/06/maledetto-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>Prendo spunto <a href="http://mestierediscrivere.splinder.com/post/20764437/Per+il+neo-crusc+che+%C3%A8+in+noi">dal post di Luisa Carrada che segnala <em>Val più la pratica </em></a>di Andrea De Benedetti<em>. </em>Questa provocatoria<em> &#8220;</em>piccola grammatica immorale della lingua italiana&#8221; prende di mira i &#8220;parrucconi&#8221; che che si aggrappano alla grammatica &#8220;come all&#8217;ultima scialuppa in un mare in tempesta&#8221;.</p>
<p>Vorrei quasi dire che con me si sfonda una porta aperta, ma mi sento di precisare:<strong> non è che la grammatica non conti, però è l&#8217;ultimo requisito per saper scrivere</strong>. L&#8217;ultima lucidata di scarpe, il nodo alla cravatta, <em>se volete</em>. I veri problemi che riscontro ogni giorno nel mio lavoro stanno a monte.</p>
<p>Posso dire con sempre più convinzione che<strong> se un testo è pessimo è perché l&#8217;autore non sapeva cosa voleva dire e come poteva dirlo</strong>. Comunicati stampa in cui non si afferra la notizia, proposte di cui non si comprende la natura commerciale, testi senza né capo né coda pur essendo grammaticalmente correttissimi. Tanto da far esclamare al lettore, come Pannella intepellato sull&#8217;affaire Berlusconi-Letizia: &#8220;Ma io che cazzo c&#8217;entro in tutto questo?&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/06/scqualo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-833" style="border: 0pt none; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="scqualo" src="http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/06/scqualo-300x225.jpg" alt="" width="219" height="165" /></a><strong>Se le idee sono chiare, il testo andrà di conseguenza</strong>. Non è un caso che che la qualità media dei blog amatoriali sia nettamente superiore a quella dei testi scritti per professione, spesso da professionisti: chi coltiva il suo blog lo fa perché ha qualcosa da dire e lo fa liberamente senza troppi condizionamenti, è motivato a essere pertinente, ad andare al sodo. Agli scrittori stipendiati spesso hanno insegnato tutto (la grammatica), tranne l&#8217;essenziale, che spesso si risolve <strong>usando l&#8217;intuito</strong>.</p>
<p>Circa un anno fa, pubblicavo <a href="http://www.farsileggere.com/2008/06/il-grammatico-e-il-derviscio-intermezzo/">la storia del grammatico caduto in un pozzo</a> che questionava sui difetti di pronuncia del derviscio accorso a salvarlo. Qualcuno storse il naso, ma è un dato di buon senso: prima facciamoci tirare fuori dalla buca, poi, magari, diamo qualche lezione di calligrafia.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Perché Openoffice, non Office</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 14:24:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[bill gates]]></category>
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		<category><![CDATA[word excel]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href=http://www.farsileggere.com/2009/06/perche-openoffice-non-office/><img src=http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/06/billgates-300x224.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Openoffice non è un granché, ma è gratis. Questo particolare dovrebbe bastare per preferirlo a Office, che non è un granché neppure lui, ma intanto costa salato, anzi salatissimo per essere un software non professionale.
A questo punto sento già l&#8217;obiezione: ma se tutti al mondo usano word, excel e power point, come farò ad aprire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/06/billgates.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-823" title="billgates" src="http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/06/billgates-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a><strong>Openoffice non è un granché, ma è gratis</strong>. Questo particolare dovrebbe bastare per preferirlo a Office, che non è un granché neppure lui, ma intanto costa salato, anzi salatissimo per essere un software non professionale.</p>
<p>A questo punto sento già l&#8217;obiezione: ma se tutti al mondo usano word, excel e power point, come farò ad aprire e modificare i loro documenti? Ebbene, una delle superstizioni informatiche più dure a morire è che Openoffice non sia perfettamente compatibile con i formati di Office. Ma è falso.<strong> Openoffice gestisce alla perfezione i formati .doc, .xls e .ppt</strong> senza nessun problema.</p>
<p>Vero è invece che<strong> Office è spesso incompatibile con sé stesso</strong>, perché documenti salvati con versioni diverse possono corrompersi soprattutto nella formattazione. E&#8217; naturale: quando ho qualcosa di nuovo da venderti, invecchierò artificialmente quella che possiedi già, no?</p>
<p>Posso invece assicurare che da quando uso Openoffice, non ho avuto mai alcun problema con qualsiasi documento salvato in qualsivoglia versione di Office. Anzi, con mia sorpresa, <strong>la versione 3.0 legge perfettamente il famigerato formato .docx</strong>, inaccessibile a chi che ha comprato versioni meno recenti della suite di Microsoft.</p>
<p><a href="http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/06/openoffice.jpg"><img class="size-medium wp-image-825 alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="openoffice" src="http://www.farsileggere.com/wp-content/uploads/2009/06/openoffice-300x249.jpg" alt="" width="210" height="174" /></a>Ripeto: non stiamo parlando di software ai massimi livelli, e qui sta proprio il punto. <strong>La nostra pubblica amministrazione, con poche rare eccezioni, paga a caro prezzo qualcosa che potrebbe avere gratis</strong>. Ma attenzione, perché al danno si aggiunge la beffa. In molti casi, infatti, dopo aver pagato la licenza all&#8217;acquisto, le nostre amministrazioni firmano un contratto con Microsoft che le impegna a versare annualmente una cifra per ogni computer su cui è installata la suite. Ciò vale a dire: lo compro all&#8217;ingrosso e poi te lo pago e ripago anche al dettaglio&#8230; vogliamo fare un piccolo conto, moltiplicando i 50 Euro di gabella per ogni dipendente pubblico?</p>
<p>A questo punto Bill Gates ha qualcosa che lo accomuna in maniera imbarazzante a Michael Corleone ne la saga del Padrino. Dopo anni di usurpazioni, infatti, entrambi lasciano il comando al giovane rampollo e per lavarsi la coscienza si danno alle opere di bene. A quando un&#8217;onorificenza in Vaticano?</p>
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