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The purple cloudVisto che secondo le mode correnti l’apocalisse è fissata per il 2012, potrebbe far bene leggere La nube purpurea di Matthew P. Shiel: non si sa mai che a qualcuno capiti la stessa sorte del protagonista.

L’autore è un bel tipo: di padre irlandese ma nato nei caraibi, Shiel fu nominato re dell’isola di Monsterrat al compiere dei sedici anni, titolo che manterrà anche dopo l’arrivo dei britannici. Nel 1900 con La nube purpurea raccontò la fine del genere umano, ma non per l’impatto di un asteroide, come vorrebbero i Maya, bensì per una letale nube di cianogeno che le viscere della terra eruttano.

Tutti gli uomini tranne uno muoiono. E quell’unico uomo, Adam Jeffson è un predestinato, non lo si può negare: è stato il primo uomo a posare piede al Polo Nord, ultimo superstite della spedizione a bordo del Boreal, nonché erede universale del genere umano. Per una quanto mai sospetta fatalità, Adam sopravvive alla catastrofe, con tutto ciò che l’uomo ha lasciato – città, palazzi, navi, auto, cibo – sulla faccia della Terra. Un naufrago come tanti, non fosse che il teatro del naufragio non è l’isola deserta, ma il pianeta intero nettato della vita animale.

La Nube purpurea racconta la disperazione, la follia, ma anche l’ostinata determinazione dell’ultimo uomo. Racconta di imprese e viaggi straordinari attorno al globo, dell’estatsi naturale che la civilizzazione ha offuscato, della definitiva distruzione di Londra, Parigi, Pechino, Nagasaky e Costantinopoli. Nel frattempo, due potenze, da dietro le quinte, si contendono le sorti della Terra.

Ma La nube purpurea è anche e soprattutto una storia d’amore extra-ordinaria, che descrive tutto lo spettro dell’attrazione e della repulsione tra uomo e donna, con tutto ciò che la Terra intera può chiedere loro, viste le circostanze. Ma come, Adam Jeffson non era l’ultimo? Certo, ma l’ultimo uomo non esclude l’ultima donna. E se c’è anche un’ultima donna, l’uomo e la donna non sono più ultimi ma, potenzialmente, il primo uomo e la prima donna. Anche se, a differenza del primo Adamo, Jeffson conserva ancora una non lusinghiera memoria del formicaio umano, e la passione dovrà perforare vent’anni di unicità sovrana, facendogli alla lettera tremare la terra sotto i piedi e crollare il cielo addosso.

Un romanzo totale, monomaniaco, che insegue e sviluppa come il leviatano di Melville una sola, unica e universale idea.

One Response to “L’ultimo uomo (e la prima donna)”

  1. on 12 ott 2009 at 11:28Giuseppe

    Interessante. Un libro da leggere.

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