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San Mike BongiornoPer la morte di quell’altra cariatide mi sono astenuto dal reagire. Il tumulo dello zombie sventurato di Michael Jackson, che dal 1983 non riuscì più a scollarsi il make up di Thriller, meritava tutta l’umana compassione di un distratto: “O cazzo, ma era ancora vivo?”. Questa nuova ondata di piagnistei coatti e di ciao Mike, invece no.

Non sono le lacrime e i ricordi di chi l’ha conosciuto direttamente, in carne ed ossa, a irritare. Non è l’uomo in questione, inconoscibile anche a sé stesso, non è il mimo dentro il pupazzo, è il simulacro qui sotto accusa. L’altra sera alla radio ascoltatori commossi raccontavano i loro incontri d’infanzia con il fu Mike Bongiorno. Uno al di qua, l’altro al di là dello schermo. Ebbene, vorrei, ma non posso, dedicare la chiusa di una lancinante poesia che Milo De Angelis, pochi anni fa, dedicò alla morte della moglie: “Eppure io ero con te / ma tu non eri con me”. No, non è possibile spremere una goccia di poesia per cauterizzare perdite immaginarie. Perché l’immagine è già morta.

Vengono poi i necrologi redazionali, i coccodrilli che dormivano sonni millenari nei cassetti, l’iperbolica melassa adulatoria che farebbe mordere di rabbia lo zinco della bara al diretto interessato, se solo potesse reagire. Così come, nella cattiva coscienza collettiva, non si può far osservare un difetto di carattere a un paraplegico, a maggior ragione il morto è da blandire, perché fa paura, per scongiurare la possibilità che qualcuno, quando anche noi non potremo più ribattere, possa rivangare qualcosa di poco piacevole.

Quando morì George Harrison, qualcuno, beffardo ma sinceramente convinto, disse che era la vera anima dei Beatles. Con Mike Bongiorno la beffa inizia già in vita, quando accetta di diventare ciò che è: la parodia di sé stesso, della propria mediocrità, come ebbe a notare la pur spocchiosa disamina di Umberto Eco. Quando le gaffe diventano pianificate a posteriori, allora il personaggio diventa monumento nel Walhalla dei grandi comunicatori e qualsiasi rutto diventa leggenda.

RischiatuttoMa la più grossa beffa che Mike Bongiorno subisce senza mostrare di intenderla non è la caricatura fiorellesca, che porta a galla i sottintesi vessatori e i complessi di superiorità inconsci nei confronti dei  concorrenti. La più grande presa per i glutei è il riconoscimento dell’Accademia della Crusca: Mike Bongiorno padre della patria, piallatore del caos dialettofono con la fine cartavetra della lingua nazionale (che poi i più abbiano avuto, in cambio della proprietà di un dialetto, IRREVERSIBILMENTE una lingua in subaffitto, passi in silenzio; è ora di finirla – sia detto per inciso – con questa istruzione obbligatoria, demoliamo le scuole, abbattiamo i ripetitori, se questo è il risultato, cessiamo perdio il genocidio della Santissima Ignoranza).

Eroe per caso, senza sapere come, il fu Mike Bongiorno riuscì come sarebbe riuscito chiunque altro al suo posto. In una carrellata involuzionistica, dal sapiens al pitecantropo, secoli di elucubrazioni dotte e letterarie hanno forgiato una lingua capace di esaltare prosciutti ed esprimere concetti come “Signora, lei mi cade sull’uccello”. Un grande comunicatore? Mike Bongiorno non esiste.

2 Responses to “Mike Bongiorno non esiste”

  1. on 13 ott 2009 at 11:31max

    Mi sembra una sintesi del programma Melog di Gianluca Nicoletti. Ben scritta complimenti ma la forma non puo’ sostituire i contenuti. Mike Bongiorno sarà stato si un mediocre ma proprio per questo ha rappresentato meglio di chiunque altro la nostra italianità che e’ da tempi rinascimentali che non esprime figure di calibro internazionale. Dire che chiunque altro al suo posto avrebbe fatto lo stesso non sminuisce il suo merito, ma anzi lo accresce perche’ quel “chiunque altro” non c’era ed era lui stesso.
    Il merito di Mike, da sempre icona della televisione italiana e’ stato proprio quello di creare una unità nazionale attorno ad una lingua semplice, comprensibile a tutti proprio per le sue gaffe, sincere…immaginati fossimo ancora ai dialetti dei primi ‘900 o degli anni 50..non ci sarebbe comunicazione nemmeno tra paesi della stessa regione, se non addirittura comune…e te lo dice uno che vota Lega!

  2. on 13 ott 2009 at 16:23Francesco

    Caro Max, il fatto che qualcuno parli non implica che comunichi qualcosa. Sul fatto che Bongiorno sia una figura di calibro internazionale, solo perché ha passato la giovinezza in America, ho qualche serio dubbio. Il paragone con Nicoletti mi fa rabbrividire; fortunatamente ho parecchi anni di meno e molte meno fobie. E te lo dice uno che non vota da circa un dieci anni!

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