A metà degli anni sessanta, Calvino affermava che “chi non sa dire ho «fatto», ma deve dire «ho effettuato»” uccide la lingua. Passati più di quarant’anni, è evidente che non sappiamo nemmeno più dire “ho effettuato” ma “è stato effettuato”.
Oltre alla paura di nominare le cose, usando perifrasi e termini desueti, l’antilingua a cui siamo assuefatti tradisce un’altra paura, ancora più paranoica: la paura delle persone, che, se non spariscono, vengono esautorate, senza il potere di fare qualcosa, senza responsabilità.
Osservate questo estratto dal sito ACI: chi sono i soggetti? La sospensione “è stata disposta”, i versamenti sono “da effettuarsi” e le sanzioni “non sono dovute”. Le uniche anime vive, i residenti nella provincia dell’Aquila, sono relegati in un misero complemento:
Si informa che con DM 9/4/2009 è stata disposta la sospensione dei versamenti da effettuarsi dal 6 aprile al 30 novembre 2009 per i residenti nella provincia dell’Aquila alla data del 6 aprile 2009. In caso di pagamento tardivo del bollo per periodicità decorrenti in questo arco temporale, non sono dovute sanzioni ed interessi. Gli importi spontaneamente versati non sono rimborsabili.
Ho citato un esempio che non è un articolo di legge, ma la spiegazione di una legge, e per questo dovrebbe scrollarsi di dosso. Il burocratese non faccia scappare il solito risolino amaro, perché nessuno è esente: questo gergo cola nelle nostre orecchie e scivola sulla punta della nostra lingua al momento (meno) opportuno. All’atto pratico di scrivere chiunque sarà pronto a giurare che così è più ufficiale, più chiaro, addirittura più bello.
Il fatto che così siano scritte le nostre norme ci induce erroneamente a ritenere che questo stile metta al riparo da fraintendimenti, ci fa sentire al sicuro. E invece questi sono i cavilli offerti agli azzeccagarbugli, i fili scoperti del cortocircuito. Chi deve pagare cosa?

