Scrittura professionale, web writing, comunicazione

Il Garante della Privacy ha pubblicato un vademecum per l’utilizzo sicuro dei social network, una lettura utile che consiglio a tutti. Una tra le tante cose che bisognerebbe sapere: i dati inseriti nel proprio profilo possono essere utilizzati e rielaborati dalle aziende che gestiscono il network senza limiti temporali e anche dopo che il profilo stesso è stato cancellato. Il che significa che una foto in mutande su Facebook è più indelebile di un tatuaggio, e le “cazzatine” di oggi potrebbero anche riemergere fra qualche anno, inaspettatamente…

A questo punto consiglierei la lettura di un interessante articolo su come, in diversi paesi, i pubblici ministeri utilizzino già il materiale pubblicato su Facebook come elemento probatorio in cause di divorzio, frodi assicurative e anche per contestare la guida in stato di ebrezza. Chi si vanta pubblicamente della sbronza della sera prima è avvertito: raccontarlo agli amici è divertente, gridarlo ai quattro venti è davvero idiota.

Ora, internet è tutt’altro che il grimaldello di libertà che molti si illudono (o vogliono farci credere) sia. E’ vero anzi il contrario: ogni nostra “azione” in rete è rintracciabile e sfruttabile, nella migliore delle ipotesi a fini commerciali. Ciò che sorprende però è altro: ovvero, come sui social network si manifestino pubblicamente i fatti propri. Come lamentarsi allora se la politica è fatta spesso anche di panni coniugali ed extraconiugali sciacquati in pubblico?

Quando crollò il muro di Berlino e i viscidi servizi segreti della Stasi furono smantellati, si scoprì che quasi in ogni famiglia si celava una spia: coniuge, figlio, cognato, chiunque poteva essere delatore dei propri congiunti. Con Facebook la trovata è geniale: diamo un po’ di pubblicità a un illustre sconosciuto, e quello canterà di sua spontanea volontà.

Attenzione allora quando si parla di privacy, perché spesso ne lamentiamo la mancanza, ma se ricordassimo ancora la traduzione italiana della parola forse ci ricorderemmo della sottile ambivalenza del concetto: riservatezza. Che non è soltanto l’assenza di occhi e orecchie indiscrete (su questo possiamo fare sempre di meno), ma anche la libertà di chi non ha bisogno di gridare ai quattro venti i fatti propri.


Trackback URI | Comments RSS

Leave a Reply