Prendo spunto dal post di Luisa Carrada che segnala Val più la pratica di Andrea De Benedetti. Questa provocatoria “piccola grammatica immorale della lingua italiana” prende di mira i “parrucconi” che che si aggrappano alla grammatica “come all’ultima scialuppa in un mare in tempesta”.
Vorrei quasi dire che con me si sfonda una porta aperta, ma mi sento di precisare: non è che la grammatica non conti, però è l’ultimo requisito per saper scrivere. L’ultima lucidata di scarpe, il nodo alla cravatta, se volete. I veri problemi che riscontro ogni giorno nel mio lavoro stanno a monte.
Posso dire con sempre più convinzione che se un testo è pessimo è perché l’autore non sapeva cosa voleva dire e come poteva dirlo. Comunicati stampa in cui non si afferra la notizia, proposte di cui non si comprende la natura commerciale, testi senza né capo né coda pur essendo grammaticalmente correttissimi. Tanto da far esclamare al lettore, come Pannella intepellato sull’affaire Berlusconi-Letizia: “Ma io che cazzo c’entro in tutto questo?”.
Se le idee sono chiare, il testo andrà di conseguenza. Non è un caso che che la qualità media dei blog amatoriali sia nettamente superiore a quella dei testi scritti per professione, spesso da professionisti: chi coltiva il suo blog lo fa perché ha qualcosa da dire e lo fa liberamente senza troppi condizionamenti, è motivato a essere pertinente, ad andare al sodo. Agli scrittori stipendiati spesso hanno insegnato tutto (la grammatica), tranne l’essenziale, che spesso si risolve usando l’intuito.
Circa un anno fa, pubblicavo la storia del grammatico caduto in un pozzo che questionava sui difetti di pronuncia del derviscio accorso a salvarlo. Qualcuno storse il naso, ma è un dato di buon senso: prima facciamoci tirare fuori dalla buca, poi, magari, diamo qualche lezione di calligrafia.


Sintetico, chiaro, esuriente. Complimenti da una persona che scrive (senza essere un fine grammatico, ma che cerca di migliorarsi ) pensando più alla chiarezza del contenuto che alla forma. Ciao.
Concordo.L’articolo di giornale prima della sua pubblicazione passa alla correzione(Editing process?) e forse uscirà con degli errori.Il post di un blog è più bello è grezzo ed è corretto istantaneamente dai lettori.Il blogger sa sempre tornare sui suoi passi.
Già. La situazione sul web è più fluida. La carta è definitiva e quindi anche l’errore è tale. Ma bisognerebbe distingure tra errore (dovuto all’ignoranza) e svista (dovuta alla fretta e ai copia e incolla)…
Ciao e benvenuto/a!
Che sollievo leggere questo articolo, che grande senso di adeguatezza, io scivo nel mio blog di getto e non bado molto alla grammatica ma alla sostanza.
Ora mi sento meno ghettizzata dal gota della letteratura…
emma