Scrivere non è poi così difficile, non dovessi rispondere al telefono. Chiunque in un ufficio tenti di tenere il filo del discorso ha la vita sempre più dura, soprattutto se non ha una segretaria-gorilla stipendiata per mandare a stendere le società di telemarketing. Ma, a quanto pare, la legge è dalla loro parte.
Come spiega Guido Scorza in due articoli (uno e due), la Camera ha appena approvato una norma che permette di utilizzare a scopo promozionale i dati raccolti da elenchi telefonici pubblici fino al 31 dicembre del 2009. Ma non solo: per questo utilizzo sono sospesi due articoli del codice della Privacy, ovvero l’obbligo dell’informativa sul trattamento dei dati personali (art. 13) e la richiesta di consenso all’interessato (art.23).
Insomma, mentre i comuni mortali sono obbligati a precisare che “la presente comunicazione è riservata ai destinatari indicati”, le società di telemarketing sono legittimate a frantumare gli zebedei senza nemmeno chiedere il permesso.
Sembra tra l’altro che gli operatori dei contact center siano ormai addestrati per rosicchiare quanti più secondi possibile allo sventurato di turno, piuttosto che strappargli una firma. Queste entità mediane tra l’umano e la voce preregistrata, eterodirette, stipate in batterie come polli d’allevamento, seguono strategie regolari e ricorrenti, apprese sicuramente mediante il pavloviano riflesso condizionato. Riconoscerle alla prima sillaba non è difficile.
Gli hanno insegnato a prenderla larga (”vorrei parlare con chi si occupa di XXX”, “la chiamiamo per un’importante indagine di mercato”, “vorremmo offrirle un regalo”); di fronte a un “no grazie” pretendono spiegazioni, argomentando con rudimentale retorica (”ho capito, lei allora non è interessato a risparmiare”, “vuole continuare a pagare il canone Telecom?”); fino a invertire le parti tra molestatore e molestato: se riattacchi, come mi è successo, ti richiamano per rimproverarti dell’insolenza.
Siamo dunque ben oltre l’intento promozionale: imporsi a ogni costo (anche tirandoti fuori dalla grazia divina) è l’unica vera regola del gioco. Una domanda però me la pongo: perché non imporre per legge che si dichiari subito l’intento della chiamata? Eh già, ma chi accetterebbe di continuare la conversazione…

