Si ha un bel dire che non esiste, ed è vero che ognuno ha la sua percezione di ciò che è normale, che aderisce più o meno a una normalità condivisa. Per questo il luogo comune lanciato da Massimo D’Alema una dozzina di anni fa non ha ancora smesso di correre di bocca in bocca: un paese normale, ovvero, così come a ognuno piace.
L’idea che cova in questa parola è il germe per un dialogo tra sordi. Come possono ascoltarsi due normalità, se la norma di per sé non può essere che una? Per evitare guerre civili di paesi normali, urge quindi una terapia delle idee, e non possiamo che chiamare in causa James Hillman, psicologo non allineato e anormale. Ne parla in Un terribile amore per la guerra, ma anche in La vana fuga dagli dèi.
La parola norma in latino indica la squadra del falegname, che serve per disegnare un angolo retto. In origine normale significa quindi “rettangolare”. Di qui prese l’accezione di “regolare” e solo dalla seconda metà dell’800 si ampliò a “medio” in senso statistico e quindi “ordinario“.
Quando diciamo che qualcosa è normale, intendiamo quindi due cose che non necessariamente coincidono, ma anzi possono essere in conflitto tra loro, ovvero che è “usuale” e che è “ideale”, quindi “giusto”. Se faccio un lavoro a rischio e contraggo una brutta malattia, ciò può essere normale nel senso che il mio è un male diffuso, ma in senso ideale è anormale.
E dunque? “Quando i due significati si fondono” commenta Hillman “allora la media diventa lo standard (…) oppure, pegg
io, anziché un’immagine di perfezione, l’ideale diventa conformità alla media“.
Ecco quindi che entra in scena Frodo Baggins ne Il Signore degli Anelli. Qual è l’unico modo che il piccolo hobbit ha di non farsi conquistare dal Nemico? Introdursi nelle sue fauci e e disfarsi dell’anello, ovvero: fare la cosa più impensabile, tenere il comportamento meno normale (nel senso di “usuale”), e quindi più imprevedibile. Cosa che non ci si poteva certo aspettare dall’abitante di un paese normale come la Contea.


Perchè se dico che Einsten non era normale vedo dell’imbarazzo all’orizzonte, mentre se dico che un disabile mentale non è normale la mia idea è istintivamente accettata da tutti?
Secondo me perchè nell’accezione comune del termine “normalità”, che ha un valore esclusivamente matematico, c’è una profonda contaminazione di valori morali che non dovrebbero esserci….
Concordo. Che l’idea di normalità sia inquinata da valori morali (ma direi più moralistici) lo dimostra il fatto che non si può nemmeno più dire ‘anormale’ ma ‘diversamente abile’… vai a capire dove finisce il senso di colpa e dove inizia l’ipocrisia…
Consiglierei allora di leggere il capitolo nel libro di Hillmann intitolato ‘La guerra è normale’.