E’ agghiacciante il virus, ma non parlo dell’influenza, che arriva quando arriva e se ne va anche senza vaccino. Agghiacciante è il virus della notizia dell’influenza, che si propaga con la velocità di un copia incolla dalle agenzie di stampa alle testate. Basta guardare qui e qui: praticamente identici, clonazione perfetta.
L’influenza sotto le feste è la non rara occasione per dare la stura al fiume di frasi fatte (”l’influenza sotto l’albero”, “puntuale come Babbo Natale”, “la scintilla australiana si accenderà con le ultime luci dell’anno”), cifre (”100.000 italiani a letto”) utilissime descrizioni dei sintomi (”brividi, malessere generale, dolori a ossa e muscoli, stanchezza patologica e mancanza di appetito”, in una parola: hai l’influenza!).
Puntuale come Babbo natale (e come l’influenza), arriva anche il virologo a distribuire le sue perle in medichese, gergo che, al palato del profano, non ha sapore molto diverso da quello dell’Ufficio Entrate.
Cosa bisogna fare quando si “contrae” l’influenza? “Il trattamento” risponde il luminare “è esclusivamente sintomatico, cioè volto ad alleviare le sindromi parainfluenzali con il ricorso ai farmaci di automedicazione o da banco che possiamo comprare in farmacia senza prescrizione medica, e che sono contraddistinti da un bollino rosso.” Vale a dire: non c’è una cura, quando te la sei presa, aspetta che ti passa. Non per niente gli antichi, avvertendo lo zampino degli astri, la chiamavano obscura influentia coeli.
I medici, si sa, vestono oggi panni sacerdotali: non è un caso che vengano sempre più spesso chiamati in causa nei processi di beatificazione per appurare i casi miracolosi. Per questo il loro gergo è un po’ come il latino della messa tridentina: la parola difficile crea il giusto senso di mistero con cui il profano deve accostarsi all’argomento. Con la piccola differenza, però, che in questi casi non si parla di sfere angeliche ma di comuni nasi che colano.
Tuttavia non voglio prendermela con chi, in fin dei conti, fa solo il suo mestiere. Piuttosto, con questi untori di luoghi comuni, che una volta si chiamavano giornalisti: non sarebbe compito loro tradurre il medichese in lingua più masticabile? Perché sempre il solito torrone?
Buon natale a tutti e se avete l’influenza, state sotto le coperte e non leggete i giornali. Passerà!

