Scrittura professionale, web writing, comunicazione

Diabolica è la mente che ha concepito il copia e incolla, tra ululati di lupi e accoppiamenti osceni. La sua utilità è indubbia, i suoi abusi infiniti: chi ci protegge più dagli indesiderati lettori, dagli involontari voyeurs dei nostri scritti riservati?

Se le comunicazioni aziendali sono protette dalle norme sulla privacy (”la presente comunicazione è riservata ai destinatari indicati”…), nei messaggi privati non c’è alcun ritegno: che male c’è, pensa il destinatario di una email personale, se te la inoltro integralmente, così, “per farti capire”, “per ricevere un parere” (più realisticamente: per pruderia, per dimostrare le attenzioni che ho ricevuto, il fitto intreccio di relazioni ludico-sociali che intrattengo)?

Provo sempre un senso di imbarazzo quando mi mettono sotto gli occhi un pezzo di conversazione via chat o una lettera destinata a un altro. Non penso soltanto a come mi sentirei nei panni dell’ignaro mittente; è come spiare un rapporto intimo dal buco della serratura, anche se con il permesso di uno dei soggetti in causa.

Ogni testo scritto vale nel contesto in cui nasce, è una tessera nell’intreccio di relazioni tra gli interessati. Che ne può capire chi ne è fuori? Non illudiamoci: una frase in una finestrella di video non ha senso assoluto, nessuno può capirla se non il destinatario, per cui è inutile sottoporla nuda e cruda all’attenzione di un estraneo. E poi, che fine ha fatto il caro discorso indiretto? “Tizio mi ha detto che…”, “e allora io gli ho risposto…”. Ma già, dimentico che oggi non si ha più tempo per rielaborare.

Nel suo saggio sull’aggressività, Konrad Lorenz notava che accanto ai resti dei primi ominidi dotati di fuoco furono trovate ossa umane bruciacchiate: non c’è da stupirsi se anche il copia & incolla, che tanta fatica ha alleviato agli amanuensi postmoderni, abbia finito per prestarsi a qualche abuso meno doloroso, ma moralmente altrettanto sleale. Prometeo, perché non ci pensi prima a risparmiare il tuo fegato?

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One Response to “Anche i muri hanno occhi”

  1. on 19 Nov 2008 at 19:40Franz

    A chi lo dici, amico mio! A chi lo dici…

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