Ringrazio molto i lettori che mi hanno scritto chiedendomi che fine av
essi fatto in questi mesi. Già, che fine avevo fatto? Ho vissuto la mia odissea casalinga, o meglio mi sono arenato sullo scoglio della sirena Alice Free, che al contrario del nome si paga, si paga salatissima.
Confesso di non pagare le bollette. Da circa due mesi Telecom Italia mi ha staccato la linea di casa per morosità e, di conseguenza, mi impedisce di trasferirmi a un altro operatore (nella mia sperduta sede purtroppo è ancora così). Lo confesso, ma confesso anche di averlo fatto per una giusta causa.
Il mio caso: a luglio scopro che Telecom Italia ha trasformato improvvisamente la mia tariffa da flat a consumo (free, come la chiamano bugiardamente) e mi arriva una stratosferica bolletta di 750 euro, con, a ruota, quella di settembre. Totale: 1400.
E’ la passione. Mando una lettera tramite l’avvocato dell’associazione consumatori, che sarà finita nell’anonimissima buca della casella postale di Telecom. Ma soprattutto trascorro interminabili ore al 187, dove a rispondere è sempre il primo che capita, nel senso che ogni operatore, sapendone meno di zero e non avendo alcuna responsabilità su quello che dice, risponde sempre quello che gli passa per la testa.
Il fatto è che, secondo Telecom, la mia tariffa è sempre stata a consumo, e le bollette precedenti erano di molto inferiori perché, a suo dire, in quei mesi io non avrei mai navigato. Balle: mi sono sempre connesso con quel maledettissimo modem di Alice inviatomi un anno fa (e che nel frattempo un provvidenziale fulmine ha messo fuori uso per sempre). Ma sono parole al vento…
Qualcuno dirà: ma sul contratto cosa c’è scritto? Il punto è proprio questo, e qui rasentiamo la follia: non esiste un contratto scritto tra me e Telecom per la connessione ADSL. Nell’ottobre del 2007 mi chiamò un anonimo operatore di Telecom, che mi propose un fisso per navigare senza limiti. Io – ingenuo – acconsentii e navigai leggiadramente fino al luglio di quest’anno. Durante tutti quei mesi non mi arrivò mai nulla a casa da restituire firmato.
Prima riflessione: chi mi chiamò all’epoca e a chi mi sto rivolgendo ora? L’assenza di un interlocutore credibile e autorevole nella comunicazione con i gestori di servizi è allucinante.
Seconda riflessione: basarsi su accordi verbali o para-verbali sembra ormai una dannata e deprecabile consuetudine nel campo della telefonia: io stesso, prima che mi staccassero il telefono, ho attivato un contratto con Infostrada via internet senza firmare nulla. In pratica, basta conoscere il codice fiscale di qualcuno per attivare a suo carico qualsiasi servizio, ma il malcapitato poi dovrà dannarsi l’anima a disattivarlo.
Che io sappia (correggetemi se sbaglio), solo in agricoltura vige il contratto verbale, nella fattispecie tra il proprietario di un terreno e colui che lo coltiva: solo che in questo caso la legge protegge la parte più debole, mentre in questi casi…
Concludo. Invito cordialmente i signori di Telecom, assieme a tutti i sottopagati centralinisti dei suoi call center, ad andare a zappare. Magari nel mio campo: pago pochissimo, meno di una bolletta, ma in natura e con prodotti buonissimi.


Veramente uno schifo questo che definisco quasi (o non quasi) abuso di potere. Tutti hanno una storia da raccontare e mai per elogio, come mai?
Per il resto, vorrei dire che questo blog è stata una bella scoperta, letture ironiche e brillanti, pillole non banali sull’uso di una lingua ancora sconosciuta, una guida di cui far tesoro ma…la tastiera temento un abuso di maiuscole mi si è bloccata sul più be…(pufff)
PS: Ti ho segnalato sul mio blog!
Roberta
Mi fa piacere tu sia tornato a scrivere! Seguivo il tuo blog prima della pausa, lo seguirò anche adesso.
Roberto